Abusi sull'amica, ma la vittima
non si fa trovare: doppia multa

Nonostante una multa di 200 euro per non essersi presentata a testimoniare la prima volta, e nonostante l’accompagnamento coattivo disposto dal giudice, una 25enne cremonese, presunta vittima di abusi sessuali, non si è fatta trovare, facendo saltare ancora la sua deposizione in aula. Il giudice ha disposto per la donna un’ulteriore ammenda di 200 euro e ordinato ancora l’accompagnamento coattivo per la prossima udienza, fissata al 25 novembre.
La volta precedente non si era fatta viva nemmeno sua madre, anche lei chiamata a testimoniare. Oggi la donna è arrivata accompagnata dai carabinieri. “Non mi sono presentata la volta scorsa perchè ero malata”, si è giustificata davanti al giudice. “Doveva inviare un certificato medico, le ha ribattuto il presidente del collegio, che alla fine l’ha “perdonata” e le ha tolto la multa. “Ma sua figlia dovrà venire per forza. Glielo dica, se la vede o se la sente”.
“Mia figlia non vive più con me da dicembre dell’anno scorso, l‘ho cacciata perchè faceva uso di droga“, ha riferito la donna, che oggi in aula ha confermato quanto denunciato all’epoca dei fatti dalla 25enne. A processo con l’accusa di violenza sessuale c’è un 27enne della Guinea residente a Cremona. Il primo dicembre del 2021, con violenza, avrebbe costretto la ragazza a subire atti sessuali mentre si trovava nell’appartamento di lei. Avrebbe tentato di baciarla sul viso e sul collo, l’avrebbe palpeggiata e poi l’avrebbe afferrata per il collo cercando nuovamente di baciarla.
Nella denuncia, la giovane aveva raccontato di conoscere l’imputato da circa tre anni e che tra loro c’era solo un rapporto di amicizia. Da lui, la ragazza acquistava piccole dosi di hashish e per lo scambio i due si incontravano all’interno dei giardini di via Magazzini Generali. Dopodichè ognuno andava per la propria strada. In altre occasioni, quando la ragazza non aveva soldi, si incontravano nello stesso posto per “fumare in compagnia”.

Il primo dicembre lui si era presentato ai giardini senza lo stupefacente, ma la ragazza gli aveva comunque consegnato 20 euro, chiedendogli, per la prima volta, di portarle l’hashish a casa sua appena lui ne avesse avuto la disponibilità. Alla sera, poco dopo le 21,30, lui l’aveva chiamata. Era sotto casa della 25enne e aveva lo stupefacente da consegnarle. Lei però lo aveva raggiunto in strada. Ai carabinieri, la ragazza aveva spiegato di essersi accorta del suo strano atteggiamento: “Cercava di parlarmi da vicino, si sentiva che aveva bevuto, e aveva due birre in una busta”. Dopo la consegna del “fumo”, lui le aveva chiesto insistentemente di salire da lei per fumare una canna insieme e per bere le due birre.
La giovane, seppur controvoglia, aveva accettato. “Solo perchè in altre occasioni”, aveva fatto mettere a verbale, “quando ero sprovvista di soldi, lui mi offriva da fumare”. Una volta in casa, però, lui aveva cominciato a toccarla e a palpeggiarla. “Ero impietrita dalla vergogna”, aveva raccontato la giovane in sede di denuncia. Lei lo aveva respinto più volte con le mani, ma lui l’aveva presa per il collo e aveva tentato di baciarla. La ragazza era poi riuscita a farlo uscire di casa, con la scusa di chiedergli di andare a comprare un’altra birra. Al suo ritorno, lui l’aveva chiamata al telefono e, non ottenendo risposta, si era attaccato al campanello.
“Dopo circa un’ora”, aveva raccontato la ragazza, “ho sentito suonare il campanello di casa e dietro la porta c’era lui. Qualcuno gli aveva aperto il portone del palazzo e lui era riuscito ad arrivare fin davanti al mio appartamento”. Continue ed insistenti, da parte dell’imputato, le richieste di poter entrare. “Lui urlava”, aveva fatto mettere a verbale la giovane, “e lo sentivo inserire degli oggetti all’interno della serratura per poter aprire la porta. Dopo mezzora, ha iniziato a prendere a calci la porta fino a quando ha ceduto sulla parte della serratura.
“In quel momento”, aveva ricordato la vittima, “sono esplosa in un urlo di terrore, tale da attirare l’attenzione dei vicini. Sentivo le loro porte aprirsi e allora ho raccolto le mie ultime forze e l’ho spinto fuori di casa. Lui è scappato dalle scale prima dell’arrivo dei vicini”.
La ragazza aveva poi telefonato alla madre, spiegandole l’accaduto. “In quei giorni ero in Piemonte dall’altra mia figlia”, ha spiegato oggi la mamma. “Sono rientrata il giorno dopo. Mia figlia mi ha raccontato che lui voleva approfittare di lei, che aveva dato i calci alla porta per entrare e che era intervenuto un vicino che aveva sentito urlare mia figlia”.
La donna ha riferito che l’imputato le aveva inviato richieste di amicizia sui social e che per contattarla aveva creato dei nuovi profili. “Mi mandava anche tantissimi messaggi sul cellulare, con offese a me e a mia figlia. Minacce comprese, come quando mi aveva scritto che sarebbe andato a casa ad ammazzarla“.
Nel processo, l’imputato è assistito dall’avvocato Giancarlo Rosa.
Sara Pizzorni