la Juvi è battuta 88-76
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Sul caso della neonata morta nel gennaio del 2024 per una sospetta bronchiolite all’ospedale di Cremona a soli 29 giorni dalla nascita, l’avvocato Anila Halili, legale della famiglia della piccola, si è opposta alla richiesta di archiviazione della procura che aveva aperto un’indagine contro ignoti.
“Da parte nostra”, ha spiegato il legale, “abbiamo insistito perché respinga la richiesta di archiviazione e ordini un’indagine suppletiva, partendo da una nuova consulenza medico – scientifica“. Davanti al gip Pierpaolo Beluzzi, l’avvocato ha ribadito che “questa indagine deve assolutamente proseguire ulteriormente. Quanto meno per la madre della piccola che non ha mai saputo i veri motivi della morte della figlia. Come ho scritto anche nell’opposizione all’archiviazione, le fu solo spiegato che il cuore della piccola aveva smesso di battere. Neppure i medici, all’epoca, riuscirono a darsi una spiegazione certa.
Sappiamo che la piccola era una bambina sana e che solo un quadro di bronchiolite lieve moderata non poteva condurre alla morte. Manca, nel compendio probatorio, una specifica indagine in tale senso: e quindi si ritiene necessaria una perizia medico legale che chiarisca perché il decesso sia avvenuto, se ci sia eventuale correlazione tra l’arresto cardiorespiratorio e ed il virus respiratorio diagnosticato e se la paziente sia stata adeguatamente curata in riferimento ai protocolli sanitari del caso.
Risulta evidente come la condotta medica possa configurare il nesso di causalità in relazione all’evento morte. Nel caso di specie l’evento morte potrebbe configurare una o più fattispecie di reato”. “La mamma”, ha concluso l’avvocato, “manifesta gravi stati d’ansia, malessere e stress post-traumatico e non accetta ancora ad oggi la morte della figlia”.
Diversa la versione dell’Asst che all’epoca dei fatti aveva sostenuto che “la causa della morte è nota alla famiglia dal momento in cui la documentazione del riscontro diagnostico è stata trasmessa all’avvocato stesso in data 9 maggio 2024. Durante gli accessi e il ricovero in ospedale è stata prima ipotizzata e poi confermata una diagnosi precisa, certa e inequivocabile. Il percorso di cura è stato scrupoloso e condiviso con i genitori dal momento dell’arrivo in pronto soccorso. Nel rispetto della loro legittima preoccupazione, sono stati accolti con empatia e informati con chiarezza, passo dopo passo.
Dalla documentazione sanitaria emerge una presa in carico globale e scrupolosa attraverso il trattamento corretto della patologia che affliggeva la piccola, nel rispetto delle linee guida e delle buone pratiche, senza alcuna sottovalutazione”.
Il gip si è riservato di decidere.
Sara Pizzorni