la Juvi è battuta 88-76
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La figura di Laura Bianchini sarà ricordata per iniziativa e proposta dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani (ANPC) Venerdì 4 aprile alle ore 17,30 nella sala teatro “Contardo Ferrini” (S.Agata) con interventi di Franco Verdi e Michele Bellini, saggista e consigliere politico alla Camera dei deputati.
Poliedrica figura di intellettuale, giornalista militante, politica, parlamentare, educatrice e insegnante, pur avendo giocato un ruolo politico di rilievo è, tra le ventuno costituenti, tra le meno conosciute.
Laura nasce in una famiglia di condizioni modeste, per cui fin da giovanissima è costretta a cercarsi un lavoro, ma continuerà a studiare da autodidatta, si diplomerà maestra e riuscirà poi anche a conseguire, nel 1932, la laurea in lettere. Iniziò a insegnare a Brescia, prima come maestra, poi come docente di Storia e Filosofia. La sua passione per le tematiche educative la portò a collaborare con la Casa Editrice cattolica La Scuola per la quale pubblicò saggi pedagogici e testi scolastici. Continuava intanto il suo impegno nel cristianesimo sociale: partecipò all’attività formativa della Fuci e dei Laureati Cattolici, per sette anni fu presidente della Fuci femminile, coordinata a livello nazionale da Igino Righetti e da mons.Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI, nonché da Maria de Unterrichter, futura costituente. Fu proprio in questo contesto che ella sviluppò progressivamente il suo antifascismo, che la portò poi ad un impegno militante nella lotta per la Resistenza.
Dopo l’8 settembre, la sua casa fu sede delle prime riunioni di esponenti politici dell’antifascismo bresciano; vi installò anche una tipografia di fortuna per redigere il giornale “Brescia libera”, della cui redazione faceva parte. In uno dei suoi articoli, si rivolgeva agli insegnanti, cui muoveva la critica di non aver aiutato i giovani a capire quello che stava succedendo (“Voi avete la responsabilità gravissima di averci illusi, voi che tacevate, che sopportavate, che non avete mai trovato il coraggio di dire a noi, giovani inesperti, la parola della verità”) esortandoli a non prestare giuramento al governo della Repubblica Sociale Italiana :”Se giurate non siete educatori di anime, siete dei corruttori del costume”.
Divenuta sospetta alla polizia fascista, si traferì a Milano ove intensificò l’attività con le Fiamme Verdi, occupandosi dell’organizzazione dei soccorsi ai detenuti politici, assistendo le famiglie dei patrioti caduti e dedicandosi al soccorso dei perseguitati politici e degli ebrei, che aiutava a raggiungere la Svizzera mettendo spesso a repentaglio la sua stessa vita; diventò anche staffetta partigiana agli ordini di Enrico Mattei.
Finita la guerra, Laura Bianchini proseguì il suo impegno politico partecipando ai gruppi vicini a Giuseppe Dossetti- che tanta parte ebbero nella nascita e nella formulazione delle idee che sostenziarono l’Assemblea Costituente – e svolgendo un ruolo di primo piano nell’organizzazione delle associazioni femminili cattoliche. Nel 1946 fu eletta alla Costituente e con Angela Gotelli, Dossetti, Fanfani, La Pira , Lazzati, fece parte della Comunità del Porcellino, dove si discuteva di politica e di Costituzione, con Laura protagonista per intelligenza e indipendenza di giudizio. Alla Costituente i suoi contributi si legarono soprattutto ai problemi della donna e della scuola. In particolare si schierò per la difesa della scuola privata in nome del pluralismo sociale, per la necessità di non considerare più la scuola per l’infanzia come semplice luogo di assistenza, ma come un vero e proprio centro di educazione.
Terminati i lavori della Costituente, nel 1948 Laura Bianchini entrò in Parlamento come deputata nella corrente dei Cristiano Sociali di Giuseppe Dossetti. Il suo impegno fu dedicato soprattutto al progetto di riforma della scuola proposto dal ministro Guido Gonella, che non completò il suo iter legislativo.
Dal 1953 Bianchini uscì dalla vita parlamentare e tornò alla sua prima vocazione, l’insegnamento, che esercitò fino al 1973 presso il Liceo Classico Virgilio a roma, dove morì nel 1983.