Cronaca

Regali in cambio di ore di lavoro:
48enne a processo per estorsione

L'imputata respinge tutte le accuse: "Voleva farmela pagare perchè era stata licenziata"

Una 48enne residente a Cremona è a processo per estorsione sul posto di lavoro. A sporgere denuncia contro di lei era stata una marocchina di 50 anni che l’ha accusata di averle chiesto denaro e piccoli regali in cambio di ore di lavoro in più. I fatti sarebbero accaduti a Cremona dal 27 novembre del 2017 al giugno di due anni dopo.

All’epoca dei fatti, l’imputata, assistita dall’avvocato Luca Curatti, era responsabile dell’igiene ambientale in una impresa di pulizie dove lavorava la presunta vittima. Secondo l’accusa, la 48enne avrebbe costretto la dipendente a consegnarle 500 euro in contanti e un portafoglio del valore di 130 euro all’atto della stipula del contratto di assunzione a tempo determinato, sottoscritto presso l’abitazione della 50enne. L’avrebbe poi costretta a consegnarle varie somme di denaro, per complessivi 500 euro, un tappeto marocchino di 160 euro e all’atto della sottoscrizione del contratto di lavoro per il passaggio a tempo indeterminato, l’imputata si sarebbe fatta consegnare un coordinato di collana e bracciale in oro bianco del valore di 600 euro.

L’avvocato Curatti

In più avrebbe costretto la presunta vittima ad effettuare una ricarica della propria postepay per un valore di 145 euro, ulteriore denaro contante per 300 euro e parte del compenso delle ore straordinarie.

Tutto era nato da una causa di licenziamento, in quanto la dipendente marocchina, secondo quanto affermato dall’imputata, “era molto aggressiva con i colleghi, molto minacciosa anche con i dipendenti. La signora era stata licenziata per giusta causa. Aveva fatto minacce anche di morte. All’inizio era molto disponibile, e noi le avevamo anche dato una mano, in quando lei sosteneva che il marito la maltrattasse”.

“La persona offesa”, ha sottolineato a sua volta l’avvocato Curatti, “a una delle prime udienze, con il proprio avvocato aveva presentato una certificazione di grave disabilità psichiatrica e quindi non verrà a deporre in aula. E’ stata acquisita la denuncia, ma noi come difesa non avremo modo di sentirla.

La testimone di oggi, che è un’altra signora che lavorava, è la seconda volta che non si presenta. Mentre la mia cliente è sempre venuta e verrà sempre perchè voglio che partecipi a tutte le fasi del processo. La mia assistita soffre molto per questa situazione e anche oggi non è stato possibile confrontarci con i testimoni. Abbiamo comunque presentato tutta una serie di documentazione, come messaggi che spiegheranno il rapporto tra le due, e la mia cliente si difenderà e racconterà i fatti”.

Dopo vent’anni, l’imputata ha cambiato lavoro. “A livello di straordinario e a livello di contratti”, ha spiegato la 48enne, “non era il mio ruolo. Era l’azienda che si occupava di quello. Io non avevo alcun potere di dare ore di straordinario“. “Lei voleva farmela pagare perchè era stata licenziata“, è convinta l’imputata. “Pensava fosse colpa mia”.

Si torna in aula il prossimo 24 ottobre.

Sara Pizzorni

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